Sciare Sicuro
Guida · Dati e statistiche

Gli incidenti in numeri

In sintesi

I numeri degli incidenti: per età, sesso, meteo, tipo di infortunio.

01Statistiche incidenti

In Italia si stima che vi siano mediamente circa 2,5 milioni di sciatori e oltre 25 milioni di giornate di sci all’anno con una media di circa 40.000 incidenti. Tale dato, rapportato alla popolazione residente, al numero di praticanti, e all’esposizione media alla pratica dello sci, è inferiore a quello che si osserva in altri Paesi.
La pratica dello sci e dello snowboard, come per altri sport, comporta il rischio di incidenti con infortuni, talora anche gravi, con un’incidenza della mortalità traumatica pari a circa 0,8 morti/anno ogni milione di giornate di sci. Questo tasso di incidenza appare inferiore in Italia rispetto a quello osservato in diversi studi condotti su aree sciabili di altri Paesi.

02Incidenti sulle piste da sci in Italia: confronto con gli altri sport

In base ai dati pervenuti al sistema, come accennato, possiamo attenderci in Italia mediamente circa 40.000 incidenti/anno causati dalla pratica di sport invernali; tra questi 1.100 circa richiedono assistenza in ricovero ospedaliero (circa il 2,8%). In genere non si tratta di traumi particolarmente gravi, per lo più lesioni articolari, stiramenti, fratture e lussazioni agli arti.

Va, infatti, premesso che gli incidenti in montagna sono assai meno numerosi di quelli che si verificano in altre attività sportive: è stato stimato che solo il 5,7 degli accessi al pronto soccorso per incidente sportivo è relativo allo sci, mentre per il calcio o il calcetto questa percentuale sale al 46%. Ovviamente questa differenza ha memoria sia del numero di praticanti (maggiore nel calcio e nel calcetto), sia del periodo in cui si più praticare l’attività sportiva: di norma 4 mesi l’anno lo sci, mentre si può giocare a pallone tutto l’anno. Tuttavia, secondo uno studio condotto dall'università di Salisburgo, ponendo correttamente in relazione numero di praticanti e numero di incidenti, si è scoperto che il calcio ha un indice di rischio quattro volte superiore allo sci ed allo snowboard. Pur essendo non direttamente confrontabili entrambe le casistiche sembrano raccontarci la stessa cosa: in termini di “pericolosità” lo sci appare essere uno sport mediamente meno pericoloso di molti altri.

03Incidenti e affollamento delle piste

Un luogo comune da ridimensionare riguarda la correlazione tra incidenti e affollamento sulle piste: le statistiche dimostrano chiaramente che circa il 77% degli infortuni sono causati da una caduta accidentale dovuta a perdita di controllo dell’attrezzo e solo per circa il 12% dipendono dalla collisione con un altro utente delle piste, sia esso uno sciatore o uno snowboarder.

Va, però, precisato che studi recenti incentrati specificamente sulle dinamiche degli scontri tra sciatori hanno messo in luce come questi accadono più frequentemente quando ci sono più persone sulle piste, con una probabilità più che doppia.

04Gli snowboarders non sono un pericolo

Non corrisponde al vero l’idea secondo cui gli snowboarders sarebbero particolarmente pericolosi per l’incolumità degli altri.

Per valutare la questione è necessario non limitarsi al contare gli incidenti da scontro, ma cercare di rapportarli alla prevalenza d’uso dello snowboard. In generale, infatti, gli incidenti con lo snowboard sono meno numerosi (circa il 20%) ma questa percentuale è in linea con l’uso effettivo della tavola?

In base a quanto emerge dalle analisi del sistema SIMON, analizziamo lo spettro delle diverse probabilità di essere urtato da sciatore o snowboarder a seconda se si sta utilizzando un paio di sci o lo snowboard.

Si considerino le probabilità seguenti

  • Psci/SCI = 80,9%;
  • Psci/SNOW = 18,0%;
  • Psnow/SCI = 68,9%;
  • Psnow/SNOW = 30,1%;

Psci/SCI indica la probabilità di essere urtati da uno sciatore se si sta utilizzando un paio di sci.

Psci/SNOW indica, invece, la probabilità di essere urtati da uno snowboarder se si sta utilizzando un paio di sci. E così via.

Vedendo le cose dal punto di vista dello sciatore si hanno molte più probabilità di essere colpiti da un altro sciatore che non da uno snowboarder (81% vs 18%, e questo è ovvio, visto che di sciatori ce ne sono molti di più); ma questa probabilità appare assolutamente congruente con il diverso utilizzo dell’attrezzo (non si dispone di un’indicazione precisa al riguardo, anche se si stima che lo snowboard ricopra una fetta di utilizzo compresa tra il 10% e il 20%).

Semmai, va rilevata una certa propensione allo scontro tra snowboard: in 1/3 dei casi se si usa lo snowboard e si viene colpiti da un’altra persona, questa sta utilizzando anch’essa una tavola.

In altri termini, se, per ipotesi, il 15% dei soggetti sulle piste utilizza lo snowboard e il tipo di attrezzo fosse del tutto ininfluente sulle dinamiche di scontro, ci si aspetterebbe di essere urtati da sciatori o snowboarder in proporzioni simili a quelle dell’effettivo utilizzo dell’attrezzo.

Questo non avviene sempre perché se si usa uno snowboard la probabilità di essere urtato da un altro snowboarder raddoppia.

05Correlazione tra incidenti e condizioni meteo

E' noto che una scarsa visibilità rende il gesto tecnico più complicato, meno fluido, poiché non si percepiscono le variazioni del terreno, ecc…

Tutti fattori che, potenzialmente, pongono lo sciatore in una situazione di maggior rischio. Tuttavia il comportamento soggettivo tende ad un naturale adattamento alle condizioni difficili per cui, in genere si tende verso atteggiamenti più prudenti e conservativi.

Di norma vi è anche un minore affollamento sulle piste.

In questa visione omeostatica del rischio il comportamento più prudente (fattore soggettivo) compensa un potenziale incremento del rischio dovuto alle condizioni ambientali (fattore oggettivo).

I dati mostrano, infatti che circa il 70% degli incidenti si verifica in condizioni meteo buone e con una adeguata visibilità, concordemente con il numero medio atteso di giornate di buone condizioni meteorologiche presenti durante la stagione invernale.

Infatti, contrariamente a quello che in prima istanza potrebbe essere ipotizzato, in meno di 1 caso su 20 l’incidente avviene in condizioni di scarsa o insufficiente visibilità.

06Ripartizioni degli incidenti in pista per sesso e per età

Analogamente a quanto accade in molti altri tipi di infortuni, generalmente gli incidenti in pista interessano maggiormente i soggetti fisicamente più deboli: i bambini fino ai 9 anni di età e le persone oltre i 60 anni.

Quanto alle persone di giovane età: il 50% degli infortuni con lo snowboard riguarda persone tra i 18 e 30 anni, di cui il 68% di sesso maschile; nel complesso l’età media dell’infortunato con lo snowboard è di 24,5 anni mentre tra gli sciatori l’età media degli infortunati è più elevata (circa 35 anni) ed è più ampio l’intervallo di età in cui si osserva la metà degli infortuni (18-49 anni) che riguardano, più o meno nella stessa percentuale, uomini e donne.

07Statistica sulla tipologia degli infortuni nella pratica dello sci

Con questo articolo completiamo la rassegna relativa alle "Statistiche degli incidenti" ed in questo senso evidenziamo quanto segue:

Quanto alle “conseguenze sanitarie” degli infortuni derivanti dalla pratica dello sci, i dati acquisiti confermano che esistono lesioni peculiari per lo sci e per lo snowboard: per gli sciatori è molto più frequente la distorsione degli arti inferiori mentre gli snowboarders vanno più spesso incontro a fratture anche degli arti superiori.

Ciò dipende dalle caratteristiche dell’attrezzo utilizzato: lo sci, infatti, può agire come una leva che imprime forze rotatorie che si scaricano soprattutto sull’articolazione del ginocchio provocandone la distorsione mentre lo snowboard preserva meglio gli arti inferiori ma espone a dinamiche interessano soprattutto il bacino e gli arti superiori.

Per l'esatta comprensione della tipologia degli infortuni si rimanda al relativo grafico.

Abbiamo cercato di fornire agli utenti un'ampia panoramica sulla statistica degli incidenti e sulla tipologia degli infortuni, ricordando ancora una volta che lo sci non è da considerarsi nel modo più assoluto uno sport pericoloso e che anche il minimo rischio di incidenti può essere ridotto rispettando le regole ed i principi sulla sicurezza.

Il portale sciaresicuro.it si rivolge all'attenzione di tutti gli sciatori fornendo loro consigli sulle regole di condotta degli sciatori, sulla preparazione atletica ed alimentazione, sull'attrezzatura tecnica e sul soccorso, avendo particolare riguardo alla sicurezza dei bambini e dei disabili.

08Lo sci non è uno sport pericoloso

L’energia cinetica riveste un ruolo importante negli incidenti.

L'energia cinetica è l’energia che acquista un corpo in movimento ed è come un debito contratto che dobbiamo restituire: se abbiamo tempo (e spazio) possiamo saldare il debito senza problemi e ci fermiamo tranquillamente; se il debito è troppo grande e non possiamo restituirlo nel tempo che ci viene concesso sono guai. Questa è la situazione tipica di uno scontro o di una caduta accidentale: l’energia cinetica che non dissipiamo frenando la dobbiamo smaltire istantaneamente con un impatto. Il problema si complica ulteriormente perché l’energia cinetica ha l’antipatica caratteristica di aumentare con il quadrato della velocità secondo la ben nota formula: E = ½ mv2

Quindi: se andiamo ad una velocità adeguata alle condizioni della pista e alle nostre capacità tecniche e atletiche faremo in tempo a smaltire l’energia perché sarà poca. Basta andare un po’ troppo veloce che non saremo mai in grado di far fronte all’imprevisto (consideriamo che se raddoppio la velocità, l'energia cinetica da smaltire quadruplica). Ovviamente, al di sopra di una certa velocità l'energia è tale che in caso di impatto le conseguenze sul fisico potrebbero essere devastanti. E questo più difficilmente accade in un incontro di calcio.

Premesso dunque che lo sci non è da considerare uno sport “pericoloso in sé”, sugli infortuni causati dall’attività sciistica vi sono ancora una serie di luoghi comuni da sfatare o, comunque, da ridimensionare.

Dr. Marco Giustini (Istituto Superiore di Sanità)