Sciare Sicuro
Guida · Salute e primo soccorso

Malori e infortuni in pista

In sintesi

Malori e infortuni più comuni in pista.

01Parte Medica

I dati dei servizi di soccorso piste testimoniano che i malori e gli incidenti (con le invalidità conseguenti) rappresentano un problema di salute pubblica straordinariamente rilevante.

Si pensi ad esempio alle ore di volo degli elicotteri del Sistema 118 italiano per comprendere come la difesa della salute dello sciatore abbia costi imponenti, in primis per il gestore che deve organizzare il soccorso in sito, ma anche per il Sistema Sanitario.

Tra le cause più frequenti degli infortuni sulle piste da sci:

  • La crescente età media degli sciatori;
  • La differente composizione della popolazione sciistica;
  • La diversa tipologia dell’impiantistica;
  • L’aumento dei praticanti lo sport dello snowboard;
  • Aspetti culturali;
  • Aspetti socio-economici;
  • Materiali tecnici;
  • Assunzione di alcolici.

La normativa prevede che il gestore organizzi un servizio di soccorso in pista come Primo Soccorso entro i limiti del territorio gestito del comprensorio, ovvero nelle piste segnalate come tali ma non è previsto l’obbligo della presenza di sanitari dedicati al soccorso piste.

02Fenomenologia dell'infortunistica

Si evidenzia che lo studio della fenomenologia dell’infortunistica, trova nella letteratura scientifica diversi lavori sulle dinamiche responsabili delle singole lesioni e una discreta quantità di dati epidemiologici sull’incidenza degli infortuni dagli anni 70 in avanti; tuttavia è difficile individuare analisi organiche su cause strutturali correggibili, per poter spiegare come mai nonostante lo sforzo dei gestori in termini di adeguamento delle piste ai principi di sicurezza e nonostante il notevole miglioramento delle attrezzature tecniche, non si sia riusciti ad ottenere una drastica riduzione degli infortuni.

E’ necessario quindi basarsi sull’esperienza empirica per stabilire quelle che ancora possono essere considerate le cause più frequenti degli infortuni sulle piste da sci:

  • La crescente età media degli sciatori (un tempo era raro veder sciare ultra ottantenni), dato che sembrerebbe avere una correlazione non solo con gli infortuni ma anche con l’aumento dei malori cardiovascolari sulle piste da sci;

-La differente composizione della popolazione sciistica che vede ormai durante le settimane, una preponderante presenza di stranieri, provenienti da posti in cui la dimestichezza e l’esperienza relativamente all’ambiente freddo, montano e con la neve è del tutto assente. Per questo tipo di utenza la frequentazione delle piste è estremamente rarefatta, e a volte unica, e la percezione dei rischi di questa popolazione e’ scarsissima, tanto da creare i presupposti per numerosi incidenti, anche molto gravi;

  • La diversa tipologia dell’impiantistica: a differenza del vecchio skilift, le moderne seggiovie e funivie portano in quota un buon numero di sciatori che non avendo dovuto affrontare la risalita sci ai piedi possono non essersi resi conto di non possedere la capacità tecnica per affrontare la discesa;
  • L’aumento del numero dei praticanti lo sport della “tavola”, che ha determinato una maggiore incidenza delle fratture ossee della regione sacrale, delle mani, dei polsi e della spalla; nonché la comparsa degli snowpark, con rampe e trampolini per evoluzioni di ogni tipo, che espongono l’utente all’incidente;
  • Aspetti culturali: un tempo nella cultura montanara concetti come il rispetto della montagna, la capacità di valutarne i pericoli in un senso generalizzato di timore, erano comunemente predicati da anziani ed esperti. Oggi contemplazione, rispetto e studio dell’ambiente, hanno spesso lasciato spazio alla frenesia dell’aspetto squisitamente tecnico e il gusto dell’estremo e della velocità hanno soppiantato la prudenza.
  • Aspetti socio-economici: ristrettezze economiche portano una buona parte degli sciatori a scegliere la gita in giornata (cd sciatori della domenica) con conseguente venir meno dei vantaggi dell’adattamento e acclimatamento in quota;
  • Materiali tecnici: L’evoluzione dei materiali ha portato gli sciatori a raggiungere velocità una volta impensabili con conseguente maggiore probabilità di infortuni traumatici poiché, purtroppo, alla velocità non sempre si accompagna adeguata capacità tecnica; da notare, sempre con riferimento all’evoluzione dei materiali, che se in passato con l’introduzione dello scarpone rigido si è avuta una notevole riduzione delle fratture più frequenti, ovvero quella di tibia o bi-ossea di tibia e perone, ora con la comparsa del carving si è registrato un aumento delle probabilità di traumatologia al ginocchio;

L’ultimo aspetto è quello relativo all’assunzione dell’alcol sulle piste. Storicamente si rileva una certa benevolenza dell’ambiente montano all’uso di alcol fin dalle prime ore della mattina, culturalmente ammesso per “facilitare” gli incontri e stringere amicizie nonchè considerato, erroneamente, favorevole in difesa del freddo.

Invero l’alcol è si energetico e immediatamente percepito come generatore di caldo, ma resta assolutamente controindicato in quanto a causa della vasodilatazione periferica che determina va a peggiorare la situazione. Anche in questo ambito dunque, un’efficace campagna di informazione volta a disincentivare l’assunzione di alcolici, potrebbe essere molto utile per ridurre ulteriormente le casistiche di infortuni e malori sciistici.

03Malori e infortuni sulle piste da sci

In previsione di una giornata sulla neve, lo sciatore, coadiuvato dal proprio medico di fiducia, dovrebbe essere sicuro di aver acquisito una piena conoscenza del proprio stato di salute: sia con riferimento alle patologie accertate sia con riferimento agli aspetti problematici “latenti” dovuti ad una conosciuta familiarità per determinati disturbi; per molte malattie ma soprattutto per quelle cardiovascolari e respiratorie è da tenere conto che le condizioni della montagna possono favorire un peggioramento inatteso.

La minor disponibilità di ossigeno, l’ambiente molto secco, il freddo e il vento, possono condurre soggetti con problematiche di salute tutto sommato modeste e controllabili con terapie anche solo “al bisogno” a casa propria a repentini peggioramenti con parziale o completa alterazione dei parametri respiratori e cardiaci in risposta allo sforzo e alle condizioni climatiche avverse che si possono incontrare sulle piste.

A parte questi casi peculiari va poi tenuto presente che la quota di per sè - sebbene non elevatissima per le montagne nostrane - necessita di una fase di acclimatamento: così ad es. prendendo come parametro la frequenza respiratoria, correre a 2000 mt., non è come correre in riva alla spiaggia e farlo appena arrivati è molto peggio che farlo il secondo giorno.

Fondamentale è dunque la preparazione, e l’acclimatamento, e comunque la gradualità dell’approccio all’attività sciistica, ed infine anche l’attenzione al meteo ha il suo peso, poiché persino un abbigliamento sbagliato può avere conseguenze in termini di peggioramento delle condizioni fisiche (così ad esempio abbigliamento ritenuto troppo leggero in relazioni alle condizioni meteo della giornata, può comportare un lavoro cardiaco in eccesso dovuto alla necessità di mantenere la propria temperatura corporea).

04Malori più comuni in pista: disturbi pressori

La minor disponibilità di ossigeno, l’ambiente molto secco, il freddo e il vento, possono condurre soggetti con problematiche di salute tutto sommato modeste e controllabili con terapie anche solo “al bisogno” a casa propria a repentini peggioramenti con parziale o completa alterazione dei parametri respiratori e cardiaci in risposta allo sforzo e alle condizioni climatiche avverse che si possono incontrare sulle piste .

E’ conoscenza di tutti che l’ambiente montano può favorire rialzi pressori ed è assolutamente saggio consigliare a chi soffre di disturbi pressori ed è già in terapia, o che ha familiarità per tale tipo di problematica, e a tutte le persone anziane, di essere prudenti a tal riguardo. Occorre anche precisare che il divieto proposto da alcuni medici a persone in trattamento pressorio di non recarsi in quota sembra decisamente eccessivo, anche perché altrimenti tutti i valligiani ipertesi dovrebbero lasciare la montagna.

La prudenza riguarda il concordare precauzionalmente con il proprio medico una terapia al bisogno qualora dopo l’apprezzamento di qualche sintomo si appurasse un rialzo pressorio.

In generale è opportuno tener presente i seguenti basilari consigli: salire dal livello del mare con una certa lentezza, acclimatarsi prima di fare sforzi e andare a sciare addirittura il secondo giorno arrivando se è possibile nel luogo montano la mattina, evitare di scegliere immediatamente le piste più in alta quota provando le proprie risposte fisiologiche su piste facili più a valle.

05Malori: disturbi respiratori e cardiovascolari

Disturbi respiratori e crisi asmatiche.

Il freddo e il clima secco possono scatenare difficoltà respiratoria e crisi asmatiche, per questo gli sciatori che sanno di soffrire di queste patologie devono ricordarsi di portarsi con sé la terapia al bisogno per assumerla immediatamente non appena avvertono il disturbo.

Problemi cardiovascolari.

Chiunque soffre di problemi cardiovascolari deve essere molto prudente.

Le quote in cui sono le piste italiane non scatenano l’edema polmonare tipico dell’alta quota, ma persone con scompenso cardiaco, anche abituate a sciare, possono essere messe in difficoltà e scompensarsi a causa della necessità di fare anche solo 100 mt in salita ad es per una chiusura improvvisa di un impianto sciistico.

Non è infrequente che chi soffre di tachicardie sopraventricolari parossistiche e di fibrillazione atriale durante l’attività sciistica abbia uno scatenarsi dell’aritmia; in tal caso è fondamentale fermarsi evitando qualsiasi tipo di sforzo e chiamare il soccorso.

La cardiopatia ischemica può sopraggiungere per chiunque in quota, sforzo e ipossia per chi ha una malattia anche misconosciuta delle coronarie, comporta un aumento del rischio dell’infarto; in questi casi l’aspetto preventivo fondamentale consiste nel non sottovalutare il dolore toracico con le sue componenti di irradiazioni (molto infido è quello alla bocca dello stomaco troppo spesso creduto “un indigestione”) e chiamare immediatamente il soccorso.